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Come cambia il Milan con Pioli: torna il 4-3-3, Paquetà mezzala e Biglia regista. Leao e Bennacer rischiano

tatticamente istrionico il mister: anche il 3-5-2 e il 4-2-3-1 sono delle ipotesi concrete


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Arriva Pioli, quindi, e il Milan può tornare, almeno tatticamente, quello di Gattuso. Già, perché il tecnico di Parma nella sua ultima esperienza alla Lazio ha per lunghi tratti usato, e con successo, il 4-3-3, che ruotava intorno a un fulcro che anche il mister calabrese adoperava (Biglia). Non è escluso, in ogni caso, che si lavori ad un più offensivo 4-2-3-1, che sarebbe molto, molto simile a quello che avrebbe impiegato Spalletti, se avesse trovato la quadra per la risoluzione con l'Inter.

Il modulo più impiegato dall'ex tecnico viola, in ogni caso, è stato il 4-3-3, un impianto tattico che per diversi tratti e per come verrebbe applicato somiglierebbe a quello che usò Gattuso sino alla fine della sua esperienza. Tatticamente istrionico, in ogni caso, il tecnico: nei soli mesi in viola utilizzò anche il 4-2-3-1, il 3-4-1-2, il 3-5-2 e il 4-3-1-2 a rombo (con Gerson trequartista). Insomma, un modo di vedere il calcio fluido e moderno, ma soprattutto adattativo. Così dovrà essere anche nel suo secondo passaggio da professionista a Milano.


DIFESA
- Il fronte mancino della linea a 4 è fatto da Romagnoli ed Hernandez, due inamovibili. Il francese, a suon di prestazioni convincenti e scorribande furiose, s'è preso il posto a scapito di Rodriguez, che rischia di diventare solo un vago ricordo. I dubbi riguardano il centrale sul centro destra e il terzino: Musacchio giocherà quasi certamente in casa col Lecce, poi man mano si potrebbe iniziare a pensare, finalmente, al reintegro di Caldara, che in settimana ricomincerà in gruppo. Pur non giocando una gara ufficiale dal 24 aprile scorso, l'ex Juve rappresenta il futuro, anche per via delle reiterate insufficienze di Musacchio e del fatto che Duarte non sembra ancora pronto. A destra, discorso simile vale per Conti e Calabria: contro i salentini toccherà all'ex atalantino, che però se la giocherà di volta in volta con il ragazzo proveniente dalla Primavera. Per una questione prettamente tattica (Théo dà molta profondità, così come Conti, e sarà difficile averli in campo entrambi mantenendo un minimo di equilibrio) Calabria potrebbe giocarne diverse, ma così come Musacchio il suo valore percepito è sceso di molto, quest'anno. E' vero anche che in passato la linea a 4 di Pioli è spesso stata dotata di un terzino con liceità di offendere (a Firenze era Biraghi), e un altro molto più basso, con caratteristiche difensive (l'altro terzino viola era Milenkovic, addirittura un centrale). Da questo punto di vista, la combinazione Hernandez-Calabria avrebbe quindi molte chances di essere confermata.

CENTROCAMPO - Rispetto a quanto sarebbe accaduto con Spalletti, che avrebbe dato fiducia alla cerniera Kessie-Bennacer, con Pioli possono tornare a impennarsi le quotazioni di Biglia. Con l'argentino al massimo della condizione, ai tempi della Lazio, era lui a dettare i tempi e gli inserimenti. Nelle rare occasioni in cui non veniva impiegato, la squadra passava al 4-2-3-1 e i due prescelti in mediana erano due intermedi con caratteristiche ben diverse, come Parolo e Onazi. Bennacer, insomma, dovrà rivaleggiare con il più esperto compagno, mentre Kessie non dovrebbe avere problemi a prevalere su Krunic, così come Paquetà sull'alternativa Bonaventura. I movimenti del brasiliano potrebbero essere simili a quelli che consentirono lo scorso anno alla mezzala di inserimento (Benassi) viola di segnare ben 9 gol stagionali.

ATTACCO - Anche qui si dovrebbe ripartire da Piatek. I veri dubbi tornano a essere a sinistra, dove sono almeno in tre (Calhanoglu, Leao e Rebic) a poter essere impiegati, mentre a destra  la priorità ovviamente è Suso. Difficile per il giovane portoghese, in alternativa, insidiare il polacco. A Firenze talvolta - soprattutto in coincidenza con i momenti di magra di Simeone - si giocava anche con un riferimento centrale più mobile, ma non sembra questo il caso. Per lui, è incontestabile, zero gol su azione sono un segno tangibile del momento negativo, ma anche del fatto che sinora pochissimi succulenti palloni gli sono arrivati. Insomma, le pistole potrebbero ben presto tornare a essere fumanti, se i due esterni lavorassero, come lo scorso anno, per rifornirlo il più possibile. E da questo punto di vista Calhanoglu e Suso, utilizzati a piede invertito come Pioli spesso ha fatto, in carriera, possono rappresentare una risorsa utile. Non sarà facile, quindi, per Rafael Leao trovare il posto fisso. Se al centro servirà scalzare Piatek, sugli esterni d'attacco le preferenze storiche di Pioli hanno spostato la scelta più che altro verso dei centrocampisti aggiunti abili a muoversi tra le linee (vedi Candreva o Chiesa) e a scambiare con il terzino, per poi rifornire la mezzala pronta a inserirsi o il numero 9.