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Tifosi, Firenze, allenatori e Nazionale, ecco Roberto Baggio: "Così mi allontanai dal calcio..."

Il Divin Codino racconta il suo rapporto col mondo dello sport


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Intervenuto al Festival dello Sport a Trento, Roberto Baggio, ex campione indiscusso che ha fatto la storia del calcio italiano, ha raccontato una serie di aneddoti interessanti sulla sua carriera. Ecco i passaggi più interessanti: "Ho sempre vissuto in modo semplice il rapporto coi tifosi, mettendomi dalla loro parte. So cosa vuol dire incontrare un giorno un idolo, so che è importante dedicare del tempo a chi è affezionato a te. Ho sempre cercato di regalare gioia alla gente attraverso il calcio. Giocavo col desiderio di regalare gioia. Il rapporto con Firenze? Arrivai lì dopo un grave infortunio, non ho giocato per due anni e al terzo non stavo ancora bene. I due anni successivi ho giocato bene e mi sentivo in debito per l'affetto della gente che mi ha sempre aspettato. La sciarpa raccolta per la prima gara a Firenze con la Juve è stato il mio modo per dire grazie. Tentai di rimanere in viola, ci stavo bene, ma avevano già deciso tutto. Bastava essere chiari. Ho detto sempre la verità ma quello che è successo davvero è emerso solo dopo vent'anni. Io sono sempre stato coerente. I problemi con gli allenatori erano dovuti al fatto che la gente mi voleva bene e quando non giocavo protestava, così per gli allenatori era difficile gestire la situazione. Tante volte prima di andare a dormire mi viene in mente il rigore della finale di USA 94: da bambino sognavo di vincere una finale Italia-Brasile, l’unica cosa che non avevo sognato era che potesse finire con un mio rigore sbagliato. Nel 2002 meritavo di andare al Mondiale, me lo doveva il calcio. È forse anche per questo che mi allontano dal calcio".