La bibbia del fantacalcio: lettera da un figlio a un padre

  • 5 agosto 2017

ECCO COS’E’ IL FANTACALCIO PER ME, PAPA’

di Alfredo De Vuono

“L’uomo è poco se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera, e vi dirà la verità”
Oscar Wilde

Un giorno mio padre mi chiese cosa fosse questo gioco per me. Ghiaccio: rimasi in silenzio per qualche minuto. Poi, inerme, farfugliai due, tre, quattro sillabe sconclusionate. Ed andai via, con meno vérve d’un rotolo di carta igienica usato. Allora cercai di spiegarlo anzitutto a me, prima che a lui. Pensai ad una lista di cose da dire, qualora me l’avesse richiesto, in modo da farmi trovar pronto. Le sue regole di anno in anno più raffinate, il suo modo unico di tenere insieme me ed i miei amici, il suo calzante alone di competenza calcistica che lo rende un compendio ad un mondo altrettanto affascinante. Ma nulla di tutto ciò sarebbe stato abbastanza esauriente. Volevo che mio padre, ma soprattutto io, capissimo cosa fosse, davvero quel gioco. Poi ricevetti una telefonata. L’ennesima telefonata di un amico che mi derideva per la brutta figura rimediata, contro di lui, la domenica passata. In me si alternarono contemporaneamente vecchi rigurgiti di rabbia repressa, misti a turgidi sussulti d’orgoglio, racchiusi in tutta una serie di divagazioni sulla mia professionalità gestionale da coach d’una fantasquadra che, a pensarci bene, manco esiste. E soprattutto che mai esisterà, se non nella mia mente malata di questo gioco. Chiusa la telefonata, ed esaurita quell’esagitata ma al contempo divertita parentesi, tornai alla mia giornata, al mio lavoro, alla mia normalissima quotidianità. Passarono pochi istanti. Levai gli occhi al cielo come d’incanto, le pupille mi si sbarrarono, ed improvvisamente tutto mi fu straordinariamente chiaro: ero tornato me stesso, e m’ero appena levato una maschera. La maschera più divertente del mondo.

“Non si può indossare per troppo tempo una maschera senza che, togliendola, sul viso ne rimangano i segni”
Julio Cortàzar

Ecco cosa rende inestimabile questo gioco, unico gioco del gioco del calcio al mondo: ora finalmente l’ho capito. Per farlo ho dovuto percepire sulla mia pelle la sensazione unica che mi lascia questa maschera. Questa è la maschera che indosso solo ed esclusivamente quando gioco con gli amici. E quando la indosso posso fingermi un tecnico di fama mondiale, posso dirigere gli acquisti e le posizioni in campo, contrattare affari multimilionari con altri Preside-ficie-nti: il tutto giocando. Straordinario. Io sono un mio sogno, con questa maschera indosso: ed ho finalmente anche capito il perché di questa piacevole sensazione di libertà. E’ perché fondamentalmente sono ancora un bambino, nonostante la mia età, il mio completo grigio-perla, il mio badge e le mie bollette da pagare a fine mese. Ed esattamente come un undicenne, che indossa una mascherina nera che gli copre gli occhi, brandisce al vento la sua spada di gomma, e diventa Zorro, io allo stesso modo metto su la mia maschera di fantasia e divento ciò che i miei sogni vogliono ch’io sia. Occhio, però: non sto dormendo. Sono vigile più che mai. D’altra parte, lo so bene: l’unica maniera che ho per realizzare i miei sogni è svegliarmi. Eccomi, sono sveglio. E sono qui per spiegarti, papà, qual è la vera essenza di tutto ciò.

“Se puoi sognarlo, puoi farlo”
Walt Disney

Allora, papà, parliamoci chiaro. Non pensare che sia facile. Non credere che basti vivere questo gioco con solo animo puerile per bearti ed inebriarti del suo intrinseco piacere. Questo, ricordatelo, è un sogno che si fa ad occhi aperti, e di maschera bardati. Quindi solo i più abili ed esperti possono non solo giocarci, ma soprattutto vincere. So bene che se adesso ti dovessi spiegare tutto ciò che devi fare, e sapere, probabilmente non ne verremmo fuori.
Allora facciamo così: un po’ come te, da bambino, mi raccontavi delle divertenti storielle per insegnarmi ciò che ritenevi opportuno, adesso racconterò io degli aneddoti a te. Sappi che dietro e dentro ognuno di essi si cela una strada da seguire: individuala, stanala, perseguila. Ed arriverai non solo alla vittoria, ma soprattutto al sogno di cui è fatta la strada che porta alla vittoria.

«Un giorno un fattore comprò a caro prezzo un bellissimo cavallo, che, purtroppo, dopo pochi giorni, s’ammalò. Il veterinario disse al fattore: “il suo cavallo ha un virus e deve prendere queste medicine per 3 giorni; dopo il terzo giorno verrò a controllare: se non si sarà ripreso dovremo abbatterlo”.
Il maiale, lì vicino, ascoltò tutta la conversazione. Dopo il primo giorno di medicinali tutto era come prima. Il porco si avvicinò al cavallo e gli disse: “Forza amico, alzati!” Il secondo giorno la stessa cosa, ma il cavallo non reagì. “Dai amico, alzati, altrimenti dovrai morire !” lo avvisò il porco. Anche il terzo giorno la cosa si ripeté. Il veterinario, allora, comunicò al disperato fattore di dover abbattere il cavallo. Il porco, sentendolo, corse verso il cavallo per avvisarlo: “Coraggio, vecchio mio, il veterinario è arrivato, forza, ora o mai più! Alzati subito, dài!”. Subito il cavallo si diede un sussulto, si alzò e cominciò a correre. “Miracolo ! Dobbiamo festeggiare!”, gridò il fattore. “Facciamo una festa ! Ammazziamo subito il maiale !”».

Questo gioco è una guerra, è un tutti contro tutti. Non aiutare mai i tuoi amici, non segnalare gli infortuni, non consigliare chi schierare: fatti sempre i fatti tuoi. Ne potresti pagare le conseguenze.

«Un vecchio pastore, pascolando il suo gregge di pecore, vede in lontananza una sportiva cabriolet che avanza lasciandosi dietro una nuvola di polvere. Il guidatore, un giovane con un elegante abito, si sporge dal finestrino dell’auto e dice al pastore: “Se ti dico esattamente quante pecore hai nel tuo gregge, me ne regali una?”. Il pastore guarda l’uomo, poi si volta verso il gregge ed acconsente alla scommessa. A questo punto il ragazzo tira fuori il suo PC portatile, lo collega ad Internet, seleziona un sistema GPS per conoscere la sua posizione, trasferisce i dati, tramite satellite scansiona l’area, e ne fa una foto ad altissima risoluzione. Con un altro software analizza l’immagine, la elabora, e su un foglio EXCEL produce una relazione di 150 pagine, a colori, con la sua stampante miniaturizzata. Poi fa al pastore: “Lei possiede 1.586 pecore”. Ed il vecchio: “Complimenti, giovanotto. Adesso immagino che vorrà prendersi la sua pecora”. Il giovane annuisce, prende un animale e se lo carica in auto. Il pastore quindi aggiunge: “…E, ragazzo… Se indovino che mestiere fai, mi restituisci la pecora?”. “OK, perché no?”. “Sei un consulente”, dice il pastore a bruciapelo. ”E’ vero, ma come hai fatto
ad indovinare?”. Ed il vecchio: “Facile. Sei comparso senza che nessuno ti cercasse, vuoi essere pagato per una risposta, che tra l’altro già conosco, ad una domanda che nessuno ti ha fatto, e non capisci una virgola del mio lavoro: adesso restituiscimi il cane!”».

Come ti dicevo prima, a questo gioco non dare consigli, ma soprattutto non accettarne. Segui solo ed esclusivamente le tue idee, ed anzi diffida da fantallenatori ipercompetenti o apparentemente preparati.

«Un giorno un Re fece mettere un’enorme pietra in mezzo ad una strada. Nascondendosi, rimase ad osservare se mai qualcuno si fosse preso la briga di spostare la grande pietra che troneggiava in mezzo alla strada, ostruendo il cammino. Alcuni mercanti si limitarono a girarle attorno; altri sudditi protestarono contro di lui, dicendo che le strade del reame erano sporche; ma nessuno di loro provò a muovere la pietra da lì. Ad un certo punto, dalla strada, passò un misero contadino, con un grande carico di verdure sulle spalle. Posò il suo peso, s’avvicinò alla roccia, e dopo un immane sforzo, la spinse fino al ciglio della strada. Tornò indietro a prendere il suo carico e notò che c’era una piccola borsa nel luogo in cui prima stava la pietra, che conteneva molte monete d’oro e una lettera scritta dal re che diceva che quell’oro era per la persona che avesse rimosso la pietra dalla strada».

Sono molteplici gli ostacoli che ti si opporranno lungo il cammino. Avversari temibili, infortuni gravissimi, infiniti 65.5, autogol e disgrazie. Ma non abbatterti: tutti gli ostacoli sono un’opportunità per migliorare.

«Un asinello, stanco e carico di legna sulla groppa, sta salendo su per una montagna scoscesa. All’improvviso, si imbatte in un maiale, che tutto tronfio e un po’ sbruffone, gli fa: “Ehi, asinello! Proprio non ti invidio…Io m’abbuffo di cibo, dormo tutto il giorno, mi diverto un sacco a scorrazzare nel letame, vivo libero e coccolato mentre tu sgobbi dalla mattina alla sera, il padrone ti riempie di frustate se non cammini, e alla fine ti becchi pure una misera carota per cena! Che pena mi fai!”. E l’asino, sereno e pacifico: “Ehi, maiale. Ma sbaglio o tu non sei lo stesso dell’anno scorso?”».

Dieci gol e sette assist di vantaggio, al sabato sera, potrebbero non bastare.

«Due giovani monaci studiavano in seminario, ed entrambi erano incalliti fumatori. Il problema più grosso che si ponevano, da buoni monaci, era se potessero fumare durante la preghiera. Non riuscendo a risolverlo, decisero di rivolgersi ai loro superiori. A cose fatte, uno chiese all’altro che cosa gli avesse indicato il superiore. “Sono stato rimproverato aspramente solo per aver parlato del fatto”, disse il primo. “Ed il tuo superiore, invece, cosa ti ha detto?”. “Il mio fu molto compiaciuto, fratello” , disse il secondo. “Mi ha detto che facevo benissimo. Ma dimmi, che domanda gli ha fatto tu?”. Ed il primo, affranto: “Ovvio. Gli ho chiesto se posso fumare mentre prego”. “Te la sei voluta tu – gli risponde l’altro – . Io gli ho chiesto: posso pregare mentre fumo?”».

L’asta è solo una lotta psicologica. Quando stai per chiamare quel trequartista diciottenne sconosciuto che vuoi prendere fortemente, fingi disinteresse, distogli l’attenzione, usa le migliori tecniche mentali che hai per far fessi e contenti i tuoi rivali.

«Thomas Edison impiegò molto tempo per inventare la prima lampadina: si dice che abbia fatto più di duemila esperimenti per perfezionarla. Alla conferenza stampa per lanciare la sua invenzione, un giornalista insistente mise il coltello nella piaga: “Dica, signor Edison, come ci si sente ad aver fallito duemila volte nel tentativo di costruire una lampadina?”. “Giovanotto,” disse Edison, “io non ho fallito duemila volte nella costruzione di una lampadina. Ho scoperto millenovecentonovantanove modi per non costruirla”».

Segui sempre il tuo istinto durante l’asta, alla caccia di nuovi talenti. Schiera sempre quel medianaccio imberbe da zero bonus, se quella domenica senti che possa fare gol. E quando sbagli, sii orgoglioso dei tuoi errori.

Adesso hai capito, papà? Alla fine è un sogno ad occhi aperti, ma segue le stesse, difficili, ma utili, regole della vita. Quelle che proprio tu, da bambino, mi hai insegnato. Che dici? Che mi distoglie dalle cose importanti della vita? Dal lavoro, dallo studio, dalle cose “serie”? Beh, ma sappi che io avrò sempre e comunque bisogno di questo gioco. Di mettere la maschera e tornare bambino, per scansare lo stress e dedicarmi a loro, ai miei amici, al litigare insieme, allo stare insieme, al bere insieme mentre ne discutiamo. Come dici? Che non lo capisci? Allora ti racconto una storia…

«Un professore di filosofia iniziò la lezione inaugurale del corso accogliendo gli studenti senza dire niente. Prese un grosso barattolo di vetro e lo riempì con delle grosse pietre. Quindi chiese agli studenti se il barattolo fosse pieno. Loro risposero che lo era. Il professore, allora, prese alcuni sassolini e li versò nello stesso barattolo. Scuotendo leggermente il contenitore, questi andarono a infilarsi tra le pietre. Chiese nuovamente se il barattolo, ora, fosse pieno. Di nuovo la risposta fu affermativa. A questo punto egli prese della sabbia, e la versò nel barattolo. Naturalmente la sabbia riempì gli spazi vuoti. Chiese quindi un’altra volta se il barattolo fosse pieno. Gli studenti risposero in modo unanime di si. Il prof, a questo punto, tirò fuori una bottiglia di birra dalla sua valigia, e la versò nel barattolo. Gli studenti risero, esterrefatti e divertiti.
Il prof spiegò: “Voglio che capiate che questo barattolo rappresenta la vostra vita. Le pietre sono le cose davvero importanti: gli amici, la salute, i figli, cose che se qualsiasi altra cosa fosse perduta, continuerebbero a essere fondamentali e a riempire la nostra vita. I sassi più piccoli sono cose importanti, ma un po’ meno di quelle precedenti: il lavoro, la casa, i libri…La sabbia rappresenta invece le piccole gioie quotidiane, un buon pasto, un bel libro. Ora, se nel barattolo della vostra vita mettete prima la sabbia, non rimarrà più posto per le pietre e i sassi. Se anteponete le cose meno importanti a quelle fondamentali, non avrete energia, tempo, spazio per quelle che davvero contano. E stessa cosa per i sassolini: quindi fate attenzione all’ordine delle cose. Decidete le vostre priorità … il resto è solo sabbia”. Uno studente, a quel punto, chiese, giustamente: “Prof…e le birre?”. E lui, pacifico: “E me lo chiedi pure? Ovvio. Non importa quanto sia piena la vostra vita: c’è sempre tempo per una birra con gli amici”».

Allora, papà, adesso hai capito cosa rappresenta questo gioco, per me?