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Gli 11 classe '98 più forti del mondo e che Serie A, Premier, Bundes, Ligue 1 e Liga devono ancora scoprire

Alla scoperta di giovani talenti che i 5 campionati più importanti del mondo devono ancora scoprire


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I big five, i cinque campionati più importanti del mondo, ormai fanno razzia dei principali talenti del pianeta. Ci siamo però divertiti a mettere insieme il meglio del meglio di coloro che, probabilmente ancora per poco, stanno facendo parlare di sé al di fuori di questa elite dorata. In questa prima puntata del reportage ci occupiamo della top 11 (e non solo) dei migliori 1998 NON militanti in Premier League, Liga, Bundesliga, Ligue 1 ed ovviamente Serie A. Toccherà poi ai nati nel 1999 e infine ai Millennials.

Wuilker Farinez (15/02/1998): venezuelano in forza ai colombiani del Millionarios. Già titolare della sua nazionale con la quale ha impressionato nelle qualificazioni al mondiale russo. Non ha il fisico da albatros di molti dei grandi portieri attuali (181 cm), ma ha notevole esplosività e riflessi felini. Eccellente tra i pali (ma sul posizionamento c’è ancora da lavorare), buono sia nelle uscite che con i piedi. Il suo potenziale è fortemente accresciuto da una personalità da leader e dalla capacità di trasmettere tranquillità alla difesa. Il suo sbarco in Europa è solo questione di tempo.

Robert Gumny (04/06/1998): polacco prodotto del vivaio del Lech Poznan. Viso e struttura fisica sono ancora tipiche di un adolescente, ma guardandolo in campo si capisce lontano un miglio che stia per sbocciare un vero campioncino. Rapido, tecnico e con un gran senso della posizione, Gumny è il classico terzino destro di spinta di una difesa a 4. Sotto i riflettori di mezza Bundesliga (un anno fa sembrava ad un passo dal Borussia M’Gladbach), è nei taccuini anche di molte società italiane. All’occorrenza può anche giocare a sinistra. Nonostante un infortunio lo abbia tenuto fuori in tutta la prima parte della stagione, vanta già oltre 50 presenze nella massima serie polacca.

Blas Riveros (03/02/1998): paraguaiano militante nel Basilea. Pendolino della fascia sinistra dotato di tecnica sudamericana, ma con una consistente dote di passo e resistenza. Buon crossatore, eccelle nel superare l’uomo in velocità o in dribbling creando superiorità numerica. Dalla sua ha già due anni di esperienza europea, conditi da 5 presenze in Champions (nella quale si è distinto anche per 1 gol e 1 assist). Margini di miglioramento importanti.

Maximilian Wober (04/02/1998): austriaco sotto contratto con l’Ajax. Difensore moderno e assolutamente completo. Fisico importante (189cm), ottimo in marcatura, capace di impostare l’azione e dotato di lancio lungo potente e preciso. Il fatto di essere di piede mancino lo rende ancor più interessante. Il suo cartellino ha già un valore importante, con una stagione di rodaggio in un campionato più impegnativo della Eredivisie la sua valutazione potrebbe esplodere.

Eder Militao (18/01/1998): brasiliano del Porto. Complice anche la nota e “costosa” bottega lusitana in cui milita, il ragazzo viaggia già su un valore di cartellino di circa 20 milioni. E su di lui ci sono molte delle big europee, Juventus inclusa. Capace di giocare anche da mediano o da terzino destro, Militao sembra quest’anno aver definitivamente seguito la vocazione del difensore centrale, posizione nella quale può far valere il suo essere insuperabile nel gioco aereo e la capacità di uscire palla al piede per far ripartire l’azione. E’ destinato a palcoscenici importanti.

Sander Berge (14/02/1998): norvegese di stanza al Genk, in Jupiler League. Un bestione di 193 cm in grado di svolgere con uguale qualità il ruolo di mediano di rottura e di regista basso. Già titolare della nazionale norvegese, Berge ha un suo punto di forza nel baricentro molto basso, atipico per un calciatore della sua altezza. Ciò lo rende particolarmente bravo nella difesa del pallone e nel recupero della stessa. Nonostante faccia del posizionamento in campo una delle sue doti migliori, tatticamente deve ancora crescere molto, in particolare deve velocizzare i suoi tempi di gioco nelle ripartenze. Dopo De Bruyne, Milinkovic-Savic, Koulibaly, Bailey, Benteke, Courtois forse dal Genk sta venendo fuori una nuova stella del firmamento europeo.

Amadou Haidara (31/01/1998): maliano, centrocampista del Salisburgo. Un giocatore super, racchiuso in un fisico normale (175 cm). Haidara è un total player della metà campo, corre tantissimo, è bravo nei contrasti, sa fa girare il pallone e cercare i compagni in profondità con precisi filtranti. Tecnicamente e tatticamente valido, il ragazzo ha anche un’ottima produttività offensiva. In poco più di 80 presenze in due stagioni tra le fila del Salisburgo ben 13 reti e 17 assist nel suo score personale. La strada verso la consociata Red Bull Lipsia in Bundes sembra già bella che segnata. Ma sarà solo una tappa intermedia verso più importanti lidi.

Exequiel Palacios (05/10/1998): argentino, prodotto del vivaio del River Plate. Prototipo del centrocampista box to box in grado di svolgere con uguale profitto sia la fase difensiva che quella offensiva. Tecnico, versatile e con l’innata dote di “vedere” il gioco in verticale, il futuro europeo è solo questione di (breve) tempo. L’estate scorsa il colpo ha provato a farlo anticipando tutti il Torino, invito però declinato dal ragazzo in attesa di palcoscenici più importanti. E oggi infatti si parla di Inter e soprattutto Real Madrid forti sui di lui.

Dani Olmo (07/05/1998): spagnolo di stanza alla Dinamo Zagabria. Olmo viene cresciuto dal vivaio del Barcellona ma a 16 anni, quasi scaricato, finisce in Croazia ma in un altro dei vivai più floridi d’Europa che lo valorizza al punto da farne attualmente l’oggetto del desiderio di moltissime big continentali. Fantasista centrale adattabilissimo anche a partire sull’esterno, lo spagnolo si distingue per l’agilità e la capacità di saltare l’uomo in dribbling. Nella HNL croata ha sfornato gol e assist in quantità, va indubbiamente rivista questa sua produttività su palcoscenici più importanti che tuttavia, per qualità tecnica, è destinato a calcare a prescindere.

Hassane Bandè (30/10/1998): burkinabè di proprietà dell’Ajax. Quella di diamante grezzo è la miglior definizione per questa seconda punta/esterno d’attacco esploso la scorsa stagione nel Malines in Belgio (in estate è arrivato il trasferimento all’Ajax ma un fastidioso infortunio gli ha impedito di scendere sinora in campo). Dribbling, accelerazioni paurose, potenza allo stato puro rendono altamente spettacolari i suoi 1vs1 in campo aperto. Bandè, dotato anche di una tecnica di prima fascia, è fisicamente molto avanti rispetto a qualsiasi coetaneo. Il suo limite attuale è solo tattico essendo un calciatore totalmente istintivo, a caccia sempre e solo della giocata individuale a scapito del mettere le sue qualità a disposizione della squadra. Trovasse uno staff tecnico in grado di fargli fare questo tipo di maturazione, saremmo di fronte ad un crack assoluto.

Fedor Chalov (10/04/1998): punta centrale di movimento, prodotto casalingo del CSKA Mosca. Uno squalo, rapido quanto furbo, un killer dell’area di rigore nonostante un fisico del tutto normale. Tecnicamente valido, produce anche una discreta quantità di assist. Ma si nutre di gol, che già fioccano nel campionato russo; ed è già anche arrivato il primo timbro in Champions. Cominciano ad arrivare i primi paragoni con Shevchenko, indubbiamente prematuri, ma il potenziale c’è ed è enorme.

Gli altri classe ’98 da tenere sotto stretta osservazione:

Tra i pali buoni prospetti sono l’olandese del Feyenoord Justin Bijlow, eccellente pararigori e soprattutto il russo dello Spartak Aleksandr Maksimenko, già in odore di nazionale maggiore e di Manchester United.

Nel campionato elvetico da segnalare due terzini destri di origine africana assai promettenti, purtroppo attualmente entrambi ai box per infortunio. Uno è Jordan Lotomba dello Young Boys, già entrato nel mirino del Napoli la scorsa stagione, terzino di spinta (adattabile anche a sinistra) dotato di eccezionale forza nella fase offensiva, ma ancora acerbo per giocare a quattro in un campionato di livello più alto. L’altro è Kevin Ruegg dello Zurigo, nato mediano e riciclato sulla fascia con estremo profitto vista la sua velocità e naturale inclinazione alla disciplina tattica. Anche nel suo caso fase difensiva che necessita di sviluppo.

Dal vivaio dell’Az Alkmaar sta emergendo il mediano Teun Koopmeiners, tecnicamente valido e abile nelle skills di passaggio anche a lungo raggio; di lui impressiona anche la potenza che riesce ad imprimere alle sue conclusioni mancine. Sempre in Eredivisie, e nella medesima posizione in campo, si segnala anche Carel Eiting dell’Ajax, playmaker dall’eccellente tecnica e visione di gioco abbinata ad una efficace fase di interdizione. Al Velez, in Argentina, si sta mettendo invece in luce Nicolas Dominguez, una mezzala potenzialmente assai completa dotata di tecnica, dinamismo, capacità di leggere il gioco ed in particolare di svolgere con la stessa naturalezza sia la fase difensiva che quella offensiva.

Tra i centrocampisti di matrice offensiva segnaliamo inoltre due nomi dall’est e due dal Sudamerica. Allo Slavia Praga c’è Jan Matousek, sulle cui tracce è stata insistentemente la Samp, mentre al CSKA Mosca c’è il piccolo e tignoso Ivan Oblyakov, un mancino che abbina tecnica e corsa. Nella Primera Division si esibiscono invece Alexis Mac Allister dell’Argentinos Juniors, mezzala trequartista molto tecnico ed agile benché ancora acerbo (fisicamente e tatticamente), e Matias Zaracho del Racing Club, un moto perpetuo della linea fantasia che dovrebbe essere più incisivo nella produzione offensiva per aumentare il suo appeal in Europa.

Monchi vorrebbe alla Roma il talento dell’esterno d’attacco Dennis Man della Steaua, un mancino che ama giocare a destra per rientrare e calciare, molto simile nel modo di giocare ad Under. Sempre nella Steaua però c’è sull’altra fascia (destro naturale che gioca a sinistra) un altro talento: si tratta di Florinel Coman, denominato in patria lo “Mbappè rumeno”, paragone che potrebbe avere il sapore dell’oscenità, ma che lascia intendere l’interesse che c’è attorno al ragazzo.

Dall’altro capo del mondo, e precisamente al Corinthians, c’è il piccolo funambolo Pedrinho, altro mancino schierato a destra di un tridente. Con un gioco fatto di continui strappi e dribbling stretti a saltare l’uomo ha attirato le attenzioni di molte società europee. Al di là del fisico non imponente, il suo difetto più grande è che per essere un attaccante non vede la porta, aspetto che frena molti entusiasmi legati alle sue giocate.

Da tenere sott’occhio il percorso di crescita del francese Odsonne Edouard, grande talento dal carattere difficile delle giovanili del Psg qualche anno fa. Dopo un anno di prestito i Celtic hanno investito una cifra superiore ai 10 milioni di euro per riscattarlo ed Edouard, prima punta atleticamente esuberante e di buona tecnica, ha ripagato la fiducia con tanti gol di buona fattura.